Archivi tag: farina di mais

Polpettone venere di lenticchie (senza glutine)

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Ingredienti:

riso venere

lenticchie rosse decorticate

cipolla

aglio

farina fioretto

mazzetto odoroso(timo, maggiorana, prezzemolo, rosmarino)

olio evo

sale e pepe

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Procedimento:

Cuocere il riso venere (un po’ oltre la cottura) scolare e frullare grossolanamente. Unire poi le lenticchie rosse decorticate cotte, in proporzione deve essere una parte di riso e una di lenticchie (metà e metà) . Aggiungere le erbette, l’ aglio e la cipolla tritati finemente . Poi poco alla volta la farina di mais fioretto fino ad ottenere una consistenza abbastanza compatta. Aggiustare di sale e pepe. Formare il polpettone e adagiarlo su una teglia rivestita di carta forno con un filo di olio evo. 30 minuti a 220°

Pepite di ceci

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Ingredienti:

ceci già lessati
carote
farina di mais fioretto
sedano
aglio
polpa di pomodoro
timo fresco
curcuma
olio evo
olio di semi
sale
pepe

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Procedimento:

in una ciotola unire i ceci lessi, carota grattuggiata finemente, un pizzico di curcuma, timo fresco, sale e pepe. Frullare il tutto con un minipiner e successivamente unire, poco alla volta, farina di mais . Deve risultare un bel composto compatto. Lasciar riposare per una mezz’ oretta in frigo. Per il sugo, far soffriggere l’ aglio, il sedano, la carota, tritate finemente, unire poi  la polpa di pomodoro e lasciar andare a fiamma vivace per una decina di minuti. Trasferire poi il sugo in una pirofila. Preparare le pepite di ceci, possibilmente cercando di fare delle palline regolari. Cuocere a fiamma viva in una padella con un pò di olio di semi. Una volta formata una bella crosticina unire le pepite al sugo e infornare per una ventina di minuti a 200°.

GATTO’ A MODO MIO

DSCN1309Qualche tempo fa, avevamo promesso ad una nostra simpatica follower di realizzarle una ricetta ad personam visto essere lei stata la prima aprovare una nostra preparazione.E siamo state di parola.Il piatto tanto sognato? Uno dei capisaldi della gastronomia lussuriosa e barocca napoletana:il gattò di patate. Si tratta, per quei pochi che non lo sapessero,di uno sformato di patate ripieno di ogni ben di dio.E’ un piatto di recupero, svuotafrigo come si suol dire ma gustoso allo stesso tempo.Mentre nella sua versione originale e onnivora risulta essere pesante come piombo e digeribile in un anno solare, in questa mia versione al contrario si presenta alleggerito, gradevole, dal cuore coulant…perfetto come secondo piatto o come antipastino se ridotto nelle dimensioni. Ancora una volta, come vedete, le radici culinarie antiche italiane ci vengono in soccorso per imbastire un menù goloso e salutare…basta solo fare qualche aggiustatina e non c’è bisogno di scervellarsi tanto. Noi italiani siam proprio fortunati!

GATTO’ DI PATATE A MODO MIO

(dose per 4 persone)

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  • 6 patate medie bollite e schiacciate allo schiacciapatate (consiglio la varietà adatta alla preparazione di gnocchi);
  • 2 cucchiai di farina di mais fine;
  • 2 cucchiai di lievito alimentare;
  • pepe,sale,noce moscata;
  • pancetta vegetale di seitan affumicata (io Spacebar);
  • 150 ml circa di panna di riso densa o mozzarisella fumé.

Porre in una ciotola la purea di patate fredda,salarla,peparla e insaporirla con abbondante noce moscata grattata al momento. Aggiungervi la farina di mais e il lievito e la pancetta cubettata. Oleare e ricoprire di pangrattato una tortiera a cerchio apribile di 18 cm di diametro. Stendere metà del composto risalendo un pochino lungo i bordi in modo da creare una fossa centrale da riempire con la panna/mozzarella di riso.Ricoprire con la restante purea .Oleare abbondantemente in superficie e cospargere di pangrattato. Cuocere in forno a 200°C per 30 minuti,in modo da far gratinare la superficie e fondere il cuore centrale. Estrarre dal forno e lasciar riposare 5 minuti abbondanti.

DSCN1312Il ripeno può essere arricchito con pisellini o un velo di pesto o come vi suggerisce la fantasia.

BOSTRENGO DEI NONNI

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“Piov e neng, tutt l’vecchie fann el bostreng “
Continuano i miei scavi archeogastronomici marchigiani. E questa volta ad essere riesumato da una qualsiasi credenza polverosa di una qualsiasi nonnina  della mia regione è un dolce, anzi…pardon…IL DOLCE .

Detto anche fristingo, frostengo, pistingo, bostrengo è uno dei pochi dolci che hanno un numero così elevato di nomi a seconda della provincia. È un dolce diffuso in gran parte delle Marche. Nato come piatto povero, la frutta secca costava poco e recuperava il pane raffermo, è oggi al contrario abbastanza costoso. Vanta un vasto repertorio di ingredienti che varia in ogni ricetta, ne esisterebbero addirittura 22 varianti, noci, mandorle, fichi secchi, talvolta farina di mais, pane raffermo, cedro candito, succo d’arancia, scorza di limone, uva sultanina, olio d’oliva, cannella, rhum, cacao, caffè, vino bianco secco e mosto cotto. Si presenta di 5 centimetri di altezza e non tanto lungo tanto da sembrare un pezzo di dolce o un torrone un po’ alto.E’ un tipico dolce da credenza,appunto, compatto e tendente all’essicazione diciamo naturale ma adattissimo ad essere ammorbidito se pucciato in una tazzona di latte ( veg,ovviamente!) fumante: s’imbibisce perfettamente tanto da scoppiarti in bocca con i suoi mille gusti e sapori. Ed ora qualche cenno storico che non guasta mai:
Le origini del frustingo risalgono addirittura al sec. XIII e si riporta che nelle Marche esisterebbero addirittura 22 modi diversi di preparare questo straordinario dolce molto calorico, ma gustoso. Nato come piatto povero realizzato utilizzando frutta secca, un tempo poco costosa perché abbondante in campagna, e altri ingredienti che avanzavano (farina, pane raffermo), il fristingo è oggi uno dei dolci più costosi proprio per l’elevato costo dei singoli ingredienti. Lo zucchero nelle ricette originarie era presente in quantità minime proprio perché costoso.
Il nome deriva dal termine latino “frustum” che significa “pezzetto, tozzo”, perché in effetti si presenta di 5 centimetri di altezza. Si trova significato di “frustum”, anche “povero”. Anche detto Fristingo, frustingo (Ascoli), frostengo (Macerata), pistingo (basso maceratese), bostrengo (nel Montefeltro e pesarese), frustingolo.
Ed ora vi svelo il proverbio:”Piov e neng, tutt l’vecchie fann el bostreng “, cioè: piove e fà la neve, tutte le vecchie fanno il bostrengo. Significa che si tratta di un dolce per le occasioni eccezionali, così come è eccezionale veder piovere e nevicare contemporaneamente.
Bene, avete capito che ci troviamo di fronte ad una delle pietre miliari dell’antica cucina marchigiana perciò…con fare serio ed ossequioso ci accingiamo a vederne la preparazione.
                                                      IL BOSTRENGO
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  • 400 g di farina
  • 200 g di farina di mais fioretto
  • 1 panino raffermo bollito in acqua (io 200 g di pane integrale homemade raffermo)
  • 100 g di riso lessato
  • 100 g di uvetta ( io mirtilli secchi)
  • 100 g di fichi secchi tagliati in piccolissimi pezzetti
  • 100 g di noci tritate a coltello
  • buccia grattata di un’arancia ( io 35 g di cacao )
  • 1 mela tagliata a fettine
  • 150/200 g di zucchero ( io di canna )
  • 1 bicchiere di mosto cotto o sapa o malto o agave (circa 200 ml)
  • 1 bicchiere e 1/2 di latte di avena ( o riso)

Frullare il pane bollito e freddato con il mosto,lo zucchero e il latte. Mescolare poi semplicemente tutti gli ingredienti e porre in una teglia dai bordi bassi unta.Cuocere in forno un’ora a 200°C. Tolto dal forno, va fatto freddare completamente e poi tagliato a losanghe o spolverato di zucchero a velo.

Insomma…ma vi siete accorti che gli anglosassoni pure questa ci hanno copiato? Questo dolcione infatti è , a mio avviso ed in qualità di sovraintendente agli scavi, l’antenato degli attuali brownies. Che ne pensate? Non è così? Diamine, ci scopiazzano sempre tutto ‘sti ammerigani…

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Cornucopie di polenta con verdure al cartoccio

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Ingredienti:

farina di mais fioretto

patate

cuori di carciofo

cipolla

olio di semi

elio evo

sale

pepe

Procedimento:

in un pentolino mettere due parti di acqua e una di farina di mais aggiustare di sale; portare ad ebollizione continuando a mescolare e coprire con un coperchio. Lasciare riposare per una ventina di minuti. Nel frattempo pulire i carciofi e ricavarne degli spicchi. Tagliare le patate e le cipolle grossolanamente e mettere tutto su un foglio di carta forno con un filo di olio evo , sale e pepe. richiudere bene la carta forno e ricoprire , sigillando bene con un foglio di alluminio. infornare per 40 minuti circa a 170°.  Rivestire poi una teglia con carta forno, ungere con l’ olio di semi e versare la polenta, creando uno strato non troppo altro, più o meno di un centimetro. infornare a 170° finchè non risulterà dorato e leggermente croccante. Tagliare lo strato di polenta in triangoloni  Creare dei coni di cartaforno con dentro dell’ alluminio appallottolato x mantenere la forma di cono. Arrotolare sopra i triangoli di polenta e infornar a 200° finchè non formano una bella crosta croccante. Servire i coni ben caldi  con le verdure.

 

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