Archivi categoria: torte

Muffin senza glutine e senza zucchero

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Ingredienti:

DSC00931dose per 12/15 muffin
200g farina di riso
80g  amido di mais
160g di datteri (pesati senza nocciolo)
250ml  latte di riso
70g olio di semi di girasole
una bustina di lievito vanigliato per dolci
buccia di un limone, non trattato,  grattugiata
mandorle
qualche fragola

 

Procedimento:

Frullare i datteri insieme al latte di riso. In una ciotola unire le farine, la buccia grattugiata del un limone e il lievito. Poi unire l’ olio e  il latte con i datteri. Con una frusta mischiare bene. Versare il composto nei pirottini e guarnire una metà  con qualche pezzetto di fragola(o altra frutta come ananas, ciliegie, pesche, mele…) e l altra metà con mandorle tritate grossolanamente (o altra frutta secca come nocciole ,noci, pistacchi, arachidi…). Infornare a 180° per 20/30 minuti. Fare sempre la prova dello stecchino.

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Crostata pere noci e cioccolato

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Ingredienti:

150g di farina

50g di farina di riso

100g di zucchero grezzo di canna

75g di burro di arachidi

50g di latte di avena

50g di olio di semi

un pizzico di sale

2 pere mature

80g di cioccolato fondente

10 noci

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Procedimento:

in una terrina unire le farine, lo zucchero, il burro di arachidi, l’ olio, il latte di avena e un pizzico di sale. Amalgamare il tutto accuratamente, formare una palla e lasciar riposare in frigo per una mezz’ oretta, coperta con la pellicola. Nel frattempo sbucciare le pere e tagliarle a fettine molto sottili. Ridurre il cioccolato fondente a piccoli pezzi, volendo si può anche usare un pelapatate per ottenere delle scaglie. Infine tritare grossolanamente le noci. Stendere con il matterello tre quarti dell’ impasto, in modo da ottenere un disco sufficiente a foderare i bordi della tortiera da 20/24 cm (rivestita con cartaforno) . Distribuire quindi la granella di noci sul fondo, poi fare un primo strato di pere , uno strato di cioccolato fondente e infine un’ altro strato di pere. A questo punto procedere con la realizzazione delle strisce e sistemarle per formare la classica rete o nel modo che più si preferisce.

 

ZUCCHINI CAROB BREAD

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E’ trascorso parecchio tempo dalla mia ultima pubblicazione. Se vi state chiedendo il motivo, vi blocco subito il pensiero inopportuno perchè una vera e seria spiegazione non c’è. O forse ce ne sono di così tante che elencarle ed argomentarle tutte sarebbe complicato e troppo, davvero troppo per questi caldi giorni di graticola. Tempus fugit. Ed il mio ultimamente corre infrangendo la barriera del suono tra impegni lavorativi ed accademici, amiche girovaghe che ti fanno sorprese inaspettate , personaggi facebookiani che conosci di persona e con cui spendi piacevolmente ore e giorni dialogando come se ci fosse alle spalle una conoscenza lunga e approfondita.

E proprio a questa mia nuova amica in carne ed ossa dedico la ricetta del post, essendo stata ideata per lei e per la sua famigliola! Guardare negli occhi chi prima vedevi solo in figurine colorate e scoprire di trascinarsi dietro le stesse cicatrici e gli stessi tatuaggi di una adolescenza simile di sbagli e torture autoinflitte, rimane ancora per me qualcosa di strabiliante e a tratti magico. E mi aiuta a dare quella parvenza di concretezza e realtà ad un mondo che altrimenti sarebbe solo pixels , immagini ed emoticons.

Cristina, eccoti la ricetta che tanto desideravi. Qui la propongo in veste di plumcake ma credo sia migliore in versione brownies e con aggiunta di una generosa manciata di noci pecan per un accativante effetto crunchy.

ZUCCHINI CAROB BREAD

( plumcake zucchine e carruba)

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Ingredienti:

  • 200 g di farina T2
  • 50 g di carruba o cacao amaro in polvere
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci bio
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 1/4 di cucchiaino di cannella
  • 1 cucchiaino di vaniglia in polvere
  • 20 g di aceto di mele
  • 185 g di zucchero mascobado o demerara
  • 50 ml di olio di germe di mais
  • 4 zucchine ( circa 500 g )
  • 50 g di cioccolato in scaglie
  • 100 ml di acqua

Preparazione:

Nel mixer frullare le zucchine con l’olio,l’acqua e l’aceto. In una ciotola mettere tutti gli ingredienti secchi già setacciati. Aggiungere il frullato di zucchine ai secchi e mescolare per amalgamare. Alla fine, inserire nell’impasto il cioccolato o in alternativa delle noci pecan o normali. Mettere l’impasto pronto in una tortiera o in uno stampo da plumcake e cuocere a 180 °C per 45 minuti, effettuando sul finire la prova cottura ed eventualmente prolungare.

Il dolce rimane molto morbido con crosta croccante e adatto ad essere servito con una bella dose di gelato vegan alla vaniglia e frutti rossi come lamponi!! Provare,provare!!!

 

LA PERFETTA SACHER

DSCN1248Scrivo questo post un po’ in fretta e furia, insomma non proprio nel mio stile ma devo accontentare le amiche e gli amici dei social che affettuosamente me la chiedono dopo averla intravista nella mia pagina. Si tratta della torta al cioccolato più famosa,copiata,reinventata al mondo: la Sacher. Nella sua versione originale è un dolce pesante, sia nella composizione che nella consistenza:carica all’inverosimile di uova,burro e panna ( la ricetta brevettata prevede 18 albumi e 14 tuorli)…un macigno cioccolatoso ammazzafegato. In questa sua variante, non meno golosa e lussuriosa, che vi presento, la leggerezza della génoise e la delicatezza della ganache di copertura surclassano la Signora autentica, a mio parere. Questa splendida e lucente Luna Nera di bontà è la torta preferita del mio “brother” espatriato.Per anni è stata la sua torta di compleanno,una pietra miliare che ha tracciato parte del suo cammino. Visto che ora è forzatamente lontano da casa, gliela porgo virtualmente cercando di allietargli almeno con la vista la sua solitudine moscovita.. Non stare in ansia Antò… sarà il tuo bentornato!

LA SACHER VEGANA

  • 300 g di farina di farro bianca;
  • 200 g di zucchero di canna a velo;
  • 40 g di cacao amaro;
  • 11 g di lievito cremor tartaro bio;
  • 3 g di bicarbonato;
  • 3 g di sale;
  • 50 ml di olio vegetale estratto a freddo (germe di mais o girasole);
  • 150 ml di acqua;
  • 300 ml di latte di avena ( o mandorla);
  • 15 ml di aceto di mele;
  • 1 fialetta aroma rhum o vero rum equivalente;
  • 200 g di confettura di albicocca senza zucchero ( anche fragola o ciliegie vanno bene).

Per la ganache di copertura:

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  • 240 g di cioccolato fondente al 70 % minimo;
  • 170 g di latte di avena ( o mandorla o cocco).

Molto più facile a farsi che a dirsi. Per la génoise di base: miscelare e setacciare tra loro tutti i secchi:farina,zucchero,lievito,sale e bicarbonato e cacao. In un’altra ciotola mescolare i liquidi tra loro e aggiungerli alle polveri.Amalgamare il tutto con una frusta per sciogliere eventuali grumi ma non sbattere eccessivamente. Porre in una tortiera oleata e infarinata di cacao il composto (tortiera da 24 cm di diametro) e cuocere in forno GIA’ CALDO a 175° C per 50 minuti. Verificare la cottura con uno spiedino e se perfettamente asciutto all’estrazione, sfornare la génoise e porla a freddare su una gratella per dolci. Attendere un giorno intero prima di tagliarla e farcirla.

Una volta tagliata a metà, farcirla con la confettura provvedendo a ricoprirne anche la superficie e i lati con un sottile strato.

Per la ganache:fondere il cioccolato a bagnomaria insieme al latte.Ritiralo dal calore e con una spatola effettuare una sorta di pseudotemperaggio ovvero muoverlo raffreddandolo e portandolo a circa 37-40° C. Colare sulla torta e porla in frigo un’ora.Riprenderla dal frigo,recuperare la ganache colata e rifonderla a bagnomaria.Raffreddarla nuovamente e ricoprire per la seconda volta la torta.Ritirare in frigo ancora un paio di ore. Con l’ultima ganache colata,riempire una sac à poche e decorare la torta a piacere.

L’unica difficoltà è nella lavorazione della ganache.Se fatta bene, la glassa si presenterà liscia,lucente e lucida e morbida e non dura e marmorea al taglio.

E ora fatemi un pochino vedere quanti pasticceri si annidano tra i miei followers….

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…fascino antico ma evergreen…

 

BOSTRENGO DEI NONNI

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“Piov e neng, tutt l’vecchie fann el bostreng “
Continuano i miei scavi archeogastronomici marchigiani. E questa volta ad essere riesumato da una qualsiasi credenza polverosa di una qualsiasi nonnina  della mia regione è un dolce, anzi…pardon…IL DOLCE .

Detto anche fristingo, frostengo, pistingo, bostrengo è uno dei pochi dolci che hanno un numero così elevato di nomi a seconda della provincia. È un dolce diffuso in gran parte delle Marche. Nato come piatto povero, la frutta secca costava poco e recuperava il pane raffermo, è oggi al contrario abbastanza costoso. Vanta un vasto repertorio di ingredienti che varia in ogni ricetta, ne esisterebbero addirittura 22 varianti, noci, mandorle, fichi secchi, talvolta farina di mais, pane raffermo, cedro candito, succo d’arancia, scorza di limone, uva sultanina, olio d’oliva, cannella, rhum, cacao, caffè, vino bianco secco e mosto cotto. Si presenta di 5 centimetri di altezza e non tanto lungo tanto da sembrare un pezzo di dolce o un torrone un po’ alto.E’ un tipico dolce da credenza,appunto, compatto e tendente all’essicazione diciamo naturale ma adattissimo ad essere ammorbidito se pucciato in una tazzona di latte ( veg,ovviamente!) fumante: s’imbibisce perfettamente tanto da scoppiarti in bocca con i suoi mille gusti e sapori. Ed ora qualche cenno storico che non guasta mai:
Le origini del frustingo risalgono addirittura al sec. XIII e si riporta che nelle Marche esisterebbero addirittura 22 modi diversi di preparare questo straordinario dolce molto calorico, ma gustoso. Nato come piatto povero realizzato utilizzando frutta secca, un tempo poco costosa perché abbondante in campagna, e altri ingredienti che avanzavano (farina, pane raffermo), il fristingo è oggi uno dei dolci più costosi proprio per l’elevato costo dei singoli ingredienti. Lo zucchero nelle ricette originarie era presente in quantità minime proprio perché costoso.
Il nome deriva dal termine latino “frustum” che significa “pezzetto, tozzo”, perché in effetti si presenta di 5 centimetri di altezza. Si trova significato di “frustum”, anche “povero”. Anche detto Fristingo, frustingo (Ascoli), frostengo (Macerata), pistingo (basso maceratese), bostrengo (nel Montefeltro e pesarese), frustingolo.
Ed ora vi svelo il proverbio:”Piov e neng, tutt l’vecchie fann el bostreng “, cioè: piove e fà la neve, tutte le vecchie fanno il bostrengo. Significa che si tratta di un dolce per le occasioni eccezionali, così come è eccezionale veder piovere e nevicare contemporaneamente.
Bene, avete capito che ci troviamo di fronte ad una delle pietre miliari dell’antica cucina marchigiana perciò…con fare serio ed ossequioso ci accingiamo a vederne la preparazione.
                                                      IL BOSTRENGO
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  • 400 g di farina
  • 200 g di farina di mais fioretto
  • 1 panino raffermo bollito in acqua (io 200 g di pane integrale homemade raffermo)
  • 100 g di riso lessato
  • 100 g di uvetta ( io mirtilli secchi)
  • 100 g di fichi secchi tagliati in piccolissimi pezzetti
  • 100 g di noci tritate a coltello
  • buccia grattata di un’arancia ( io 35 g di cacao )
  • 1 mela tagliata a fettine
  • 150/200 g di zucchero ( io di canna )
  • 1 bicchiere di mosto cotto o sapa o malto o agave (circa 200 ml)
  • 1 bicchiere e 1/2 di latte di avena ( o riso)

Frullare il pane bollito e freddato con il mosto,lo zucchero e il latte. Mescolare poi semplicemente tutti gli ingredienti e porre in una teglia dai bordi bassi unta.Cuocere in forno un’ora a 200°C. Tolto dal forno, va fatto freddare completamente e poi tagliato a losanghe o spolverato di zucchero a velo.

Insomma…ma vi siete accorti che gli anglosassoni pure questa ci hanno copiato? Questo dolcione infatti è , a mio avviso ed in qualità di sovraintendente agli scavi, l’antenato degli attuali brownies. Che ne pensate? Non è così? Diamine, ci scopiazzano sempre tutto ‘sti ammerigani…

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BROWNIES MISAKI

brownies vegaE’ proprio vero… quando cucini per qualcuno cui tieni molto, quell’amore lo materializzi e fa da cemento invisibile a farina , zucchero e cacao. Quando prepari un piatto tenendo in una mano gli ingredienti e nell’altra il Cuore, non puoi fallire. L’energia positiva che ti unisce a quella persona ed il Bene si gonfiano con la torta, fino ad esplodere. Ed il tutto lo si ritrova nei sapori che diventano caldi,suadenti . Si può comunicare affetto anche senza parlare, ma agendo. Sarà per questo che questi miei piccoli quadratini son davvero riusciti perfetti:compatti,dolci,croccanti e soffici. Esattamente come a Colei cui son dedicati. In ogni morso, la si ricorda, per me che la conosco. E mentre lei mi regala orecchini giapponesi , Io le faccio dono di una grande e cioccolatosa tessera di mosaico…ed aggiungo così un altro pezzo al puzzle della nostra amicizia…

                                                              BROWNIES MISAKI

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con un bicchiere di latte caldo sono il massimo!!!

  • 300 g di farina di farro integrale;
  • 8 g di lievito cremor tartaro;
  • 1 cc di bicarbonato;
  • 2 cc di aceto di mele;
  • 220 g di zucchero di cocco (per la nota caramellata persistente che ritorna sul finale…sennò zucchero di canna);
  • 1 cc di aroma mandorla bio;
  • 65 g di arachidi;
  • 2 pere conference piccole;
  • 100 g di cioccolato fondente;
  • 40 g di farina di castagne;
  • 220 ml di latte di avena;
  • 160 ml di olio di girasole.

Solito metodo: miscelare tra loro le polveri e fondere in un pentolino cioccolato,latte,olio e zucchero.Versare poi il composto cioccolatoso sulle polveri,aggiungere l’aceto e mescolare vigorosamente.Per ultimo unire le pere cubettate finemente e le arachidi tritate grossolanamente. Porre il composto in una teglia quadrata e cuocere a 175°C per 50 minuti.Lasciar freddare e tagliare a cubotti.

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Perfetti è dir poco!

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REDBEETVELVET SUGARFREE con FROSTING ALLA HALVA ALLA ROSA

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Raffinata e godereccia al tempo stesso!

Ho il dente dolce come dicono gli americani…lo sweet tooth. E non ci posso fare nulla. Chi impazzisce per la pasta,chi per i secondi, chi stravede per i fritti o per i piatti fashion della cucina moderna. Io voto dolci.Sempre e comunque. Mi ritengo l’unico essere esistente al mondo capace di non nausearsi mai di fronte ad un buffet di goloserie zuccherose e bambinesche. La Natura però mi giunge in soccorso: con i suoi frutti millecolori , così variegati nel gusto, nelle consistenze e nelle fragranze io placo l’essere bavoso e goloso che tenta di impossessarmi costantemente. Ed io allora ricorro alle caramelle di Madre Terra , i datteri, ai bonbons selvatici, i mirtilli e i lamponi, al pandolce, le banane che spalmo di ogni cosa… I miei dolci così , che mi rinfrancano l’anima nell’atto di prepararli, catapultandomi in una dimensione atemporale, calma, sospesa in un spazio etereo, diventano sempre regalo per chi mi conosce e se li merita, in un modo o nell’altro.
Chi vuole una fetta di torta?

REDBEETVELVET SUGARFREE con FROSTING ALLA HALVA ALLA ROSA

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  • 300 g di barbabietole cotte e frullate ;
  • 150 g di farina di farro int. ;
  • 130 g di farina di farro bianca;
  • 170 g di malto di riso;
  • 170 g di sciroppo d’acero o succo d’agave;
  • 110 g di olio di germe di mais o girasole spremuto a freddo;
  • 250 g di latte di avena;
  • 100 g di cioccolato fondente al 70% sciolto a bagnomaria;
  • 2 cucchiaini di aceto di mele;
  • 2 cucchiaini di cremor tartaro;
  • 2 cucchiaini di bicarbonato;
  • 1/4 di cucchiaino di sale;
  • 1/2 cucchiaino di vaniglia in polvere del madagascar.

Per il frosting: 300 g di halva alla vaniglia; crema inglese allo sciroppo di rose ( di cui devo prendere misure).

Per la torta: solito metodo ovvero mescolare tra loro i liquidi e setacciare le polveri e riunire insieme sciogliendo eventuali grumi.Porre in una tortiera oleata e infarinata e cuocere in forno già caldo a 170 °C per 60 minuti.

Per il frosting: ho semplicemente fatto una salsa inglese aromatizzata allo sciroppo di rose e ci ho diluito la halva .
Decorare come consiglia la fantasia.

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